DIETRO LE QUINTE DEL JOIN THE GAME - 5 domande ad Agnese Tagliapietra, responsabile organizzativa del Join The Game 2019

29 May 2019

Con ancora addosso l’emozione per la splendida vittoria delle nostre ragazze alle finali nazionali 3 contro 3 di Jesolo, torniamo a parlare di Join the Game, per cercare di guardare cosa c’è “sotto il cofano” di una manifestazione che per un fine settimana ha fatto di Jesolo la capitale della pallacanestro giovanile italiana. Ci interessava capire qualcosa in più della manifestazione e del lavoro organizzativo che c’è dietro, perché per una società come la nostra, che ha come mission il basket giovanile, è utile sapere qualcosa in più su come si organizzano eventi che, come questo, aiutano a promuovere il basket e spingono i ragazzi e le ragazze ad innamorarsi di questo sport. Abbiamo fatto così qualche domanda ad Agnese Tagliapietra di Verde Sport, che della manifestazione è la responsabile organizzativa.

Agnese, che edizione è stata quella di quest’anno?

Quest’anno l’organizzazione del Join the Game è stata molto più complessa degli anni passati, perché la manifestazione è stata suddivisa su due strutture e non era più concentrata come negli anni passati al Pala Arrex, una struttura enorme dove potevamo ritagliarci gli spazi a misura delle nostre esigenze. Questo per sperimentare una nuova formula che ha raggiunto l’obiettivo di essere più coinvolgente ma che sicuramente ha rappresentato un grande sforzo organizzativo. Tutti gli anni però l’esperienza aumenta e ciò che sino all’anno precedente sembrava difficile l’anno dopo appare semplice: sono contenta di sottolineare che quest’anno non abbiamo ricevuto nessuna lamentela per l’organizzazione.

Quella di quest’anno è stata la diciassettesima edizione del Join the Game: Ci puoi dire qualcosa in più su come è nata e cresciuta questa manifestazione?

n realtà Join the Game nasce più di vent’anni fa come campionato…di videogiochi, organizzato da Verde Sport, braccio operativo del gruppo Benetton, insieme con uno dei suoi maggiori partner. Dopo pochi anni, e siamo all’inizio degli anni Duemila, questo torneo di videogiochi si è trasformato in un torneo di basket tre contro tre: un’idea assolutamente all’avanguardia per quel periodo, perché bisogna ricordare che se oggi il tre contro tre è sempre più diffuso e praticato, e farà persino capolino alle prossime Olimpiadi, all’epoca era molto semplicemente il basket da campetto. Ci inventammo così insieme alla Fip questa manifestazione snella, leggera, che si giocava su campi in cemento, dove i ragazzi si potevano esprimere liberamente decidendo da soli, senza l’allenatore a bordo campo, gli schemi, i cambi, il tipo di giocate. Nel corso degli anni abbiamo lavorato intensamente insieme alla Federazione per coinvolgere il maggior numero di ragazze e ragazzi possibile, ed il risultato è quello che si vede oggi: il cemento ha lasciato il posto al parquet, ed il torneo è diventato un vero e proprio campionato nazionale, riservato alle categorie Under 13 e Under 14, che coinvolge in maniera capillare tutto il movimento del basket giovanile italiano, con le fasi provinciali, regionali e le finali. Parliamo in tutto di circa 35.000 atleti.

Come si organizza un evento che coinvolge un numero così ampio di partecipanti?

Ovviamente è la Fip ad occuparsi degli aspetti tecnici ed organizzativi delle prime due tappe - provinciale e regionale – appoggiandosi ai suoi Comitati Regionali, mentre Verde sport si occupa dell’organizzazione della finale nazionale e di tutta l’attività di contorno, promozione, comunicazione, rapporti con gli sponsor.

Parliamo delle finali nazionali…

È una manifestazione molto complessa: stiamo parlando – limitandoci solo ad atleti ed accompagnatori – di circa 500 persone da far dormire, mangiare, spostare da una palestra all’altra; poi ci sono gli arbitri, le ambulanze, i medici. Bisogna pensare a tutto: le allergie e le intolleranze degli atleti, le bevande a bordo campo, il ghiaccio per gli infortuni, le magliette che devono essere della misura giusta…potrei continuare a lungo. Quest’anno abbiamo anche inserito nel programma una iniziativa di solidarietà, il “mercatino delle regioni” il cui ricavato è andato alla Komen Italia per la lotta ai tumori al seno. È un lavoro mastodontico per il nostro staff, composto da quattro persone, cominciato molti mesi fa: ci sono da contattare tutte le 80 squadre finaliste per avere i dati di atleti ed accompagnatori, ottenere le liberatorie per l’uso delle immagini, prenotare le stanze, tener conto dei programmi di viaggio dei singoli gruppi che possono venire da dietro l’angolo o dall’altro capo dell’Italia.

Nell’ottica di promuovere lo sport, quale consiglio ti senti di dare a chi voglia organizzare tornei o manifestazioni? Quali le componenti cruciali? Gli sponsor, la comunicazione, i social network, il rapporto con gli Enti Locali?

Credo che il segreto sia l’armonia tra tutti questi ingredienti. Puoi avere le migliori idee, rapporti perfetti con le organizzazioni locali, ma se non hai dietro di te degli sponsor che ti sostengono avrai difficoltà a tradurre le tue idee in fatti concreti. L’evento Join the Game è l’unica finale nazionale organizzata da Fip nella quale l’organizzazione si fa carico di vitto ed alloggio per i partecipanti, ed è chiaro che senza avere sponsor che credono nella manifestazione tutto ciò non sarebbe possibile. La vera chiave di tutto però a mio giudizio è avere un team di lavoro affiatato, disponibile ed entusiasta, senza il quale non si potrebbero superare gli ostacoli e gli imprevisti che comporta l’organizzazione di qualunque manifestazione, da un torneo di quartiere ad una finale nazionale.

A cura di Salvatore Curiale